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Fibromialgia cosa è e come riconoscerla

 

 

La fibromialgia è una sindrome con sintomi multipli che possono manifestarsi insieme, tra cui dolori diffusi, diminuzione della soglia del dolore, stanchezza invalidante ed ansia. La causa che provoca questa condizione non è ancora nota, ma è stato evidenziato il coinvolgimento di particolari alterazioni della neurotrasmissione, che inducono un’errata interpretazione degli stimoli dolorosi.
I medici formulano la diagnosi avvalendosi delle informazioni ottenute con:
• Storia clinica dei pazienti;
• Sintomi auto-riferiti;
• Esame fisico completo;
• Valutazione manuale dei punti sensibili (tender points).
In genere la fibromialgia si sviluppa progressivamente con:
• Una riduzione della funzione muscolare;
• Uno stato di dolore o di disagio;
• Una limitazione non giustificata, dal punto di vista clinico e funzionale, nell’esecuzione del movimento.
Oggi, la diagnosi si basa su una valutazione più complessiva del paziente.
Nella pratica generale i criteri diagnostici più recenti includono la valutazione di:
• Dolore diffuso della durata di almeno tre mesi;
• Sintomi correlati, come l’astenia, i disturbi del sonno e i disturbi dell’umore;
• Condizioni di stress;
• Nessuna altra condizione di fondo che potrebbe essere causa del dolore;
• Analisi del sangue e altre prove di laboratorio, per escludere condizioni patologiche con un quadro clinico simile.
Prove di laboratorio
Non esistono prove di laboratorio specifiche che confermino la diagnosi di fibromialgia, ma il medico può decidere di approfondire la definizione clinica del disturbo con alcune indagini che permettano di escludere altre condizioni dai sintomi simili.
Queste condizioni includono:
• Insufficienza di vitamina D;
• Ipotiroidismo (bassi livelli di ormoni per ipoattività della ghiandola tiroidea);
• Malattie delle paratiroidi (che influenzano il livello di calcio nel sangue, esempio: iperparatiroidismo);
• Malattie muscolari, come ad esempio la polimiosite;
• Ipercalcemia (livelli eccessivi di calcio nel sangue);
• Malattie infettive come l’epatite e l’AIDS.;
• Malattie e deformazioni ossee (esempio: morbo di Paget);
• Neoplasie.
Gli esami del sangue possono, quindi, includere:
 Esame emocromocitometrico completo;
 Test di funzionalità tiroidea (TSH, FT4) e livello di calcio nel sangue;
 VES (velocità di eritrosedimentazione), PCR (Proteina C-reattiva), ANA test (anticorpi antinucleo), fattore reumatoide (RF);
 Creatinfosfochinasi (CPK);
 Fosfatasi alcalina (ALP);
 Transaminasi, anticorpi anti-EBV e anti-HCV;

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PREVENZIONE TUMORI AL SENO

TUMORE AL SENO

Si sono riscontrati otre 400mila casi solo in Italia con un’incidenza di 45mila casi all’anno.

In Campania si stimano 4.040 casi per il 2014 con un’incidenza di 104 nuovi casi ogni 100000 donne.

Possono essere benigni o maligni (cancro)

I tumori benigni:

-solitamente non sono dannosi

-raramente invadono i tessuti circostanti

-non si diffondono ad altre parti del corpo

-possono essere rimossi e solitamente non si riformano

I tumori maligni:

-possono essere mortali

-possono invadere organi e tessuti circostanti

-possono diffondersi ad altre parti del corpo

-possono essere rimossi, ma a volte si riformano

FATTORI DI RISCHIO

Nonostante gli studi abbiano mostrato che la probabilità di essere colpiti dal cancro al seno si aggira intorno al 13%, questa probabilità può aumentare o diminuire da un individuo a un altro: il rischio individuale è influenzato da molti fattori diversi, come la storia della famiglia, la storia riproduttiva , lo stile di vita, l’ambiente in cui si vive e tanti altri fattori.

Capire la natura del nodulo sospetto il prima possibile è fondamentale per il buon esito delle cure, infatti se il tumore viene identificato allo stadio 0, la sopravvivenza a cinque anni nelle donne trattate, è del 98%

 

 

 

 

LE ANALISI DEL SANGUE DA EFFETTUARE PER DIAGNOSI CANCRO AL SENO

– rilevare i livelli dei globuli rossi, piastrine e globuli bianchi

– rilevare i livelli di alcune molecole – chiamate marker (marcatori o indicatori): sono prodotte dalle cellule tumorali o, più raramente, dall’organismo in risposta al tumore. Possono stabilire la presenza e il tipo di neoplasia e anche la sua aggressività. Si usano soprattutto per seguire l’andamento della malattia nella fase post-operatoria e nei controlli. Uno dei marker del carcinoma mammario è il cancro antigene 15-3 (CA 15-3), i cui valori normali sono inferiori a 30 U/ml (unità per millilitro).

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