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SCLERODERMIA

 

E’ una patologia cronica del tessuto connettivo, a eziologia sconosciuta, in cui vi è la contemporanea presenza di anomalie del sistema immunitario e di alterazioni del distretto vascolare.

E’ caratterizzata da fibrosi (ispessimento) della cute e degli organi interni, alterazioni dei vasi di piccolo calibro e anomalie del sistema immunitario.

La sclerodermia esordisce nella maggior parte dei casi con il fenomeno di Raynaud, consistente nel cambiamento di colore delle estremità, che diventano dapprima pallide, poi cianotiche e infine di colore rosso.

Sulla base dell’interessamento cutaneo si distinguono forme di SCLERODERMIA LIMITATA (impegno cutaneo limitato a mani e avambracci con minore impegno d’organo ed evoluzione più lenta) e DIFFUSA (impegno cutaneo esteso oltre gli avambracci, generalmente con impegno d’organo più severo ed evoluzione più rapida).

Quali sono gli esami più utili per la diagnosi?

Gli esami del sangue più utili alla diagnosi di sclerodermia sono rappresentati:

1) dalla ricerca degli auto-anticorpi, in particolare quelli anti-centromero caratteristici della sclerosi sistemica limitata e quelli anti-topoisomerasi I (Scl-70), tipici della sclerosi sistemica diffusa;

2) dalla valutazione degli indici di infiammazione come la velocità di eritrosedimentazione (VES) e la proteina C reattiva (PCR).

Le indagini strumentali per valutare il grado di estensione della malattia sono la capillaroscopia, la radiografia dell’esofago con il mezzo di contrasto e la radiografia del torace. Si possono utilizzare altri esami in base al problema del paziente, in modo da ottenere il maggior numero di informazioni (ad esempio elettrocardiogramma, ecocardiogramma, tac polmonare e spirometria).

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Intolleranze e Allergie Alimentari – Allergie

 

INTOLLERANZE ALIMENTARI
Un’intolleranza alimentare è una reazione avversa dell’organismo verso determinati cibi e si differenzia dall’allergia alimentare che invece dipende dall’attivazione anomala del sistema immunitario con i suoi anticorpi. Inoltre è meno severa rispetto ad una reazione allergica e si manifesta gradualmente con proporzionalità diretta alla quantità dell’alimento che viene ingerita.
Esistono diverse tipologie di intolleranze alimentari. Quelle enzimatiche sono determinate dall’incapacità di metabolizzare alcune componenti dei prodotti alimentari. La più comune intolleranza enzimatica è quella al LATTOSIO contenuto nel latte; la forma più comune di intolleranza è quella al grano e prende il nome di CELIACHIA.
CAUSE INTOLLERANZE ALIMENTARI
-predisposizione alle intolleranze trasmessa per via ereditaria
-stress
-dieta squilibrata
-alterazioni della flora batterica intestinale
SINTOMI E SEGNI PIU’ COMUNI DELLE INTOLLERANZE ALIMENTARI
-acne
-anoressia
-astenia
-aumento dell’appetito
-aumento di peso
-bolle sulla lingua
-capogiri
-cattiva digestione
-colica
-crampi allo stomaco (o stomaco gonfio)
-diarrea
-dolore addominale (gonfiore, gorgoglio)
-nausea
-prurito
-rigurgito acido
-stitichezza

ALLERGIE ALIMENTARI
Si parla di allergia alimentare quando una o più sostanze contenute in un alimento vengono riconosciute come potenzialmente pericolose dall’organismo stesso e di conseguenza il sistema anticorpale scatena una risposta immunitaria spesso violenta. A differenza delle intolleranze sono dose-indipendenti.
CAUSE ALLERGIE ALIMENTARI
-esposizione continua all’allergene
-ereditarietà
-agenti ambientali
-patologie virali
-immunosoppressione
-malassorbimento della mucosa gastro-intestinale
SINTOMI PIU’ COMUNI DELLE ALLERGIE ALIMENTARI
-dolori di stomaco
-gonfiore della cute
-asma
-tosse
-edema
-diarrea
-nausea-vomito
-ipotensione
-emicrania
-otite

ANALISI DI LABORATORIO DA EFFETTUARE PRESSO IL NOSTRO LABORATORIO PER DETERMINARE ALLERGIE E INTOLLERANZE ALIMENTARI
-PRIST TEST (o dosaggio delle IgE totali sieriche): indaga la quantità di anticorpi implicati nelle reazioni allergiche (IgE) senza stabilirne la natura che potrà essere ulteriormente indagata attraverso ad esempio il RAST TEST.
-RAST TEST (o dosaggio delle IgE specifiche): è un esame del sangue utile ad evidenziare se una persona soffre di un’allergia e per determinare verso quale sostanza specifica risulta suscettibile (es. polline, acari, muffe, lattice, allergeni alimentari…)

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Biologo Nutrizionista Dott. Pasquale Turiello

 

Mi presento sono Pasquale Turiello, nutrizionista laureato in scienze della nutrizione umana, iscritto all’albo dei biologi in costante aggiornamento per fornire servizi sempre più aggiornati ed innovativi.

Oggi giorno ci imbattiamo costantemente su quello che ormai è un chiodo fisso nella nostra quotidianità ovvero cosa mangiare.

Sono molti i dubbi che ci assalgono mentre prepariamo un pranzo o una cena ad esempio farà male alla linea? E con i grassi come la mettiamo?

Ho il colesterolo un pò alto, farà male?

Il mio approccio nel preparare il piano alimentare è molto diverso rispetto a quelli che sai leggevano parecchi anni addietro, io miro più ad un’educazione alimentare dove impareremo a gestire tutti quegli eventi che fanno parte della nostra vita, come feste di compleanni, uscite con amici anche perché sono fermamente convinto che un piano alimentare di successo deve essere tutt’altro che pesante e noioso.

la mia visita si sviluppa in varie fasi, la prima sarà la compilazione di un questionario alimentare dove prenderò coscienza di quelle che sono le vostre abitudini ed anche i vostri gusti in modo da stilare la dieta, che dieta non è, su misura per voi.

Dopodiché si procederà con analisi antropometrica quindi peso, altezza, circonferenze, ed infine con l’analisi impedenziometrica in modo da valutare parametri come idratazione quantità di massa magra e grassa, metabolismo basale e fabbisogni giornalieri.

Il mio metodo è rivolto a tutte le tipologie di esigenze, da chi vuole semplicemente perdere peso, agli sportivi, ma anche chi ha patologie come colesterolo, glicemia, triglicerdi alti e che ha una patologia oncologica o altro.

Per ognuno ci sarà un approccio diverso.

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Patologia Tiroidea

 

LA PATOLOGIA TIROIDEA MULTINODULARE (GOZZO O STRUMA MULTINODULARE)
Il gozzo multinodulare della tiroide (struma tiroideo) è una delle patologie tiroidee più frequenti, e consiste in un aumento volumetrico della tiroide, che può essere a sua volta di tipo diffuso (gozzo diffuso) o nodulare (gozzo uninodulare o multinodulare).

EPIDEMIOLOGIA
L’incidenza del gozzo dipende molto dalla quantità di iodio introdotto con la dieta nella popolazione. Il fabbisogno giornaliero è 150 μg (per gli adulti), 90 μg (nei neonati) e 200 μg (nella gravidanza). 
Lo iodio viene assunto con l’alimentazione (sale, pesce) e con l’aria, ed in base alla sua disponibilità nell’ambiente si possono distinguere aree con discreta disponibilità di iodio (aree non endemiche per gozzo) ed aree con scarsa disponibilità di iodio (aree di endemia gozzigena).
 Le aree con maggior carenza iodica sono le zone di alta montagna (Alpi, Ande, Himalaia) e sono divise in diversi gradi di gravità in base allo iodio presente nelle urine (iodiuria) e alla prevalenza del gozzo.
 L’incidenza del gozzo nelle aree di endemia di grado lieve può variare dal 10 al 30% della popolazione; nelle aree di grado moderato dal 20 al 50%; nelle aree di endemia grave fino a più del 50%.
 Nelle regioni non endemiche per gozzo, invece, la prevalenza del gozzo multinodulare è inferiore al 4%.
 Tuttavia, i risultati delle più moderne tecniche ultrasonografiche (ecografia) e degli studi autoptici, hanno dimostrato che questi dati sottostimano la reale incidenza del gozzo.
Il carcinoma della tiroide è presente solo in una piccola percentuale di noduli tiroidei (0.3%).
Pertanto il riscontro di un nodulo alla tiroide non deve far pensare necessariamente alla presenza di un tumore. Inoltre, il carcinoma tiroideo è un tumore solitamente associato ad una lenta crescita e ad una bassa aggressività tanto che, talvolta, i carcinomi di piccole dimensioni (microcarcinomi) possono addirittura rimanere silenti e non dare segno di sé per tutta la vita (carcinoma occulto).
Per questo motivo, è probabile che il miglioramento delle tecniche diagnostiche a nostra disposizione possa portare ad un aumento del numero di diagnosi di tumore della tiroide, che verrà diagnosticato anche sempre più precocemente.

EZIOLOGIA
Il gozzo multinodulare è il risultato di un cronico e continuo stimolo da parte del TSH che induce un ingrandimento (iperplasia) della tiroide. 
David Marine, per primo, ha affermato che in seguito alla mancanza di iodio, l’ipofisi produce più TSH nel tentativo di aumentare la captazione tiroidea di iodio e di consentire un normale funzionamento della tiroide.
 In seguito alla continua stimolazione da parte del TSH, tuttavia, la tiroide può andare in contro ad iperplasia (quadro istologico di gozzo colloide) e successivamente può evolvere verso una quadro di gozzo multinodulare.
 Quando il gozzo è diventato di discrete dimensioni, infine, le capacità funzionali della tiroide possono essere così aumentate che i livelli di TSH possono risultare addirittura leggermente diminuiti.
 Alcuni studi, infatti, hanno dimostrato la presenza di bassi livelli plasmatici di TSH in pazienti con gozzo multinodulare; tale reperto può essere spiegato con l’insorgenza di autonomia funzionale da parte di alcuni noduli della tiroide.
 Quest’ultima ipotesi è confermata, inoltre, dalla relazione inversa esistente tra i livelli di TSH (dopo TRH) e le dimensioni della tiroide nel gozzo multinodulare non tossico (figura1). 
Questi studi, quindi, dimostrano che un gozzo diffuso (generato dallo stimolazione continua del TSH) può evolvere verso uno struma multinodulare in cui uno o più noduli possono successivamente autonomizzarsi sopprimendo il TSH.
I fattori causali del gozzo multinodulare possono essere divisi in:
Fattori primari:
1) Eterogeneità genetica delle normali cellule follicolari
2) Acquisizione di nuove caratteristiche in seguito a replicazione cellulare
3) Anormalità funzionali ed anatomiche del gozzo in fase di crescita
Fattori secondari:
1) Aumento del TSH:
- deficienza di iodio
- dieta ricca di sostanze gozzigene
- difetti nella sintesi degli ormoni tiroidei
2) Altri fattori stimolanti la tiroide
– EGF (fattore di crescita epidermoidale): esso sembra stimolare la crescita dei tireociti sebbene riduca contemporaneamente la captazione e l’organizzazione dello iodio.
– IGF (fattore di crescita insulino simile): è stata dimostrata un’azione sinergica con il TSH nella stimolazione della crescita cellulare, sia da parte dell’IFG1 che dell’IGF2.
– FGF (fattore di crescita dei fibroblasti): stimola, in presenza di TSH, il deposito di colloide nella tiroide.
Altre sostanze che probabilmente hanno un ruolo nello sviluppo del gozzo multinodulare sono: acetilcolina, norepinefrina, prostaglandine, VIP ed altre citochine; non è chiaro, tuttavia, l’esatto ruolo che svolgono in questo processo.
 Per completezza va aggiunto che anche alcuni farmaci come il litio o il fenilbutazone possono contribuire allo sviluppo di un gozzo.

STORIA NATURALE
Il gozzo si può evidenziare durante l’adolescenza in quanto un lieve ingrandimento della tiroide può essere dovuto alla variazione del metabolismo ormonale tipico di questo periodo.
 Successivamente il fenomeno regredisce ma in alcuni casi (soprattutto nelle donne) può persistere o divenire nuovamente evidente nella gravidanza o in altri periodi della vita.
 Questo processo, ben documentato nelle zone di endemia gozzigena, è meno evidente nei casi di gozzo sporadico.
 I pazienti con gozzo multinodulare si recano più frequentemente dal medico per il riscontro di un incremento volumetrico della tiroide in assenza di sintomi.
 Solo quando il gozzo raggiunge dimensioni maggiori può determinare dei sintomi compressivi: tosse, difficoltà a respirare (dispnea), a deglutire (disfagia), senso di peso al collo, e solo più raramente disfonia (da compressione del nervo laringeo ricorrente).
 Questo solitamente vale per il gozzo multinodulare non tossico, cioè un gozzo in cui la tiroide ha una funzione ancora nella norma.
 Nel caso in cui si sviluppi un ipertiroidismo (per lo sviluppo di aree funzionalmente autonome) o un ipotiroidismo (per il prevalere di aree fredde o per l’instaurarsi di un processo infiammatorio autoimmune) alla sintomatologia compressiva potrà aggiungersi quella dell’ipertiroidismo o dell’ipotiroidismo rispettivamente.
 Con il passare del tempo, infatti, alcuni noduli possono assumere un’autonomia funzionale ed il paziente con gozzo può passare da un eutiroidismo ad un quadro di ipertiroidismo.
 Solitamente sono necessari circa 15 anni per lo sviluppo di ipertiroidismo; pertanto, quanto più un gozzo è di vecchia data, tanto maggiore è la possibilità di sviluppare un’autonomia funzionale. 
Non è raro, infatti, che un nodulo caldo cominci a funzionare più del dovuto e, sopprimendo la secrezione ipofisaria di TSH, finisca per inibire l’attività del tessuto tiroideo residuo (figura 5).
E’ oramai appurato che lo sviluppo improvviso di ipertiroidismo in un gozzo multinodulare di lunga data può essere scatenato dall’introduzione di una eccessiva quantità di iodio.
 E’ molto più improbabile, invece, che in uno struma si sviluppi un ipotiroidismo come conseguenza di un processo autoimmune.
 Da non trascurare, invece, la possibilità di sviluppo di un carcinoma tiroideo.
 Infatti la presenza di microlesioni con caratteristiche di carcinomi è stata dimostrata nel 4-17 % di gozzi multinodulare; quasi sempre si tratta della variante di carcinoma papillare.
 Altri studi, tuttavia, hanno riportato che focolai di adenocarcinoma papillare sono riscontrabili nel ben 13% delle tiroidi asportate per qualsiasi motivo. Nonostante ciò, l’asportazione chirurgica di un gozzo multinodulare di vecchia data al fine di prevenire la diffusione della patologia maligna non è consigliata in quanto:
 a) non tutte le lesioni che soddisfano i criteri istologici di neoplasia sono effettivamente maligne
; b) è stato dimostrato che il rischio di sviluppare un carcinoma in un gozzo multinodulare non è elevatissimo
; c) l’asportazione chirurgica della tiroide presenta sempre delle complicanze e dei rischi di morbilità che vanno valutati.

CLINICA
Molti dei sintomi del gozzo sono dovuti alla presenza di una massa nel collo che comprime le strutture adiacenti.
 Ci può essere disfagia, tosse, raucedine e disfonia; quest’ultima, tuttavia, è di più raro riscontro nello struma essendo spesso secondaria all’infiltrazione del nervo laringeo ricorrente da parte di un carcinoma della tiroide. 
Evento ancora più raro è la compressione dei gangli simpatici superiori che può causare una sindrome di Horner (ptosi, miosi, enoftalmo).
 A volte un gozzo di discrete dimensioni può trascinarsi verso il basso in virtù del suo stesso peso immergendosi nella parte superiore del mediastino rendendone difficile l’individuazione all’esame obiettivo (gozzo retrosternale o gozzo immerso).
 Evento ancora più raro è il raggiungimento del mediastino inferiore e del diaframma con compressione della vena cava superiore, dell’aorta o deviazione della trachea (sindrome mediastinica).
 Va ricordato, infine, che non vi è sempre stretta relazione fra le dimensioni del gozzo e l’entità dei sintomi che, invece sono spesso legati alla sensibilità individuale dei pazienti.
 Qualora si sviluppi un ipertiroidismo, ai sintomi compressivi vanno aggiunti i sintomi dell’ipertiroidismo. I sintomi dell’ipertiroidismo sono: tachicardia, cardiopalmo, labilità emotiva, accelerata motilità intestinale e sudorazione profusa; manca l’oftalmopatia infiltrativa tipica del morbo di Basedow.
 E’ indispensabile, pertanto, differenziare un gozzo tossico da un morbo di Basedow in quanto rappresentano due entità chiaramente distinte dal punto di vista eziopatogenetico e terapeutico.

DIAGNOSI
La diagnosi di gozzo multinodulare è basata essenzialmente su:
A) Esame obiettivo: consente di palpare la tiroide e di valutarne le dimensioni, la consistenza e l’eventuale presenza di noduli.
 Una tiroide di volume aumentato con più noduli ci indirizza verso la diagnosi di gozzo multinodulare.
 L’esame obiettivo, inoltre, può essere di ausilio nell’indirizzarci verso la natura maligna di una lesione se la crescita nodulare è particolarmente rapida, se i noduli sono adesi alle altre strutture del collo o se compare un interessamento dei linfonodi laterocervicali o disfonia da infiltrazione neoplastica del nervo ricorrente.
B) Esami di laboratorio: importante è la valutazione degli ormoni tiroidei in base ai quali è possibile distinguere il gozzo non tossico (FT3, FT4, TSH nella norma), il gozzo in ipertiroidismo subclinico (FT3 e FT4 nel range di normalità ma TSH leggermente soppresso in paziente asintomatico) e il gozzo tossico (alti valori di FT3 e FT4 e TSH soppresso in paziente spesso sintomatico).
 A volte può essere anche utile ricercare la presenza di autoanticorpi antitireoglobulina (anti-TG), anti tireoperossidasi (anti-TPO), antiTSH-recettore.
 C) Ecografia: questa metodica consente una descrizione anatomica più dettagliata dello struma tiroideo. 
Il sempre crescente utilizzo dell’ecografia nello studio della patologia tiroidea ha determinato un aumento del riscontro di patologia nodulare della tiroide. Infatti lo studio ecografico effettuato in pazienti con un singolo nodulo palpabile rivela la presenza di altri noduli nel 30 % dei casi.
 L’ecografia tiroidea, infatti, può individuare anche noduli di pochi millimetri, e può descriverne le caratteristiche più importanti (dimensioni, calcificazioni, margini, elementi cistici etc.). 
Nell’iperplasia semplice la tiroide è aumentata globalmente, con aumento di tutti i diametri. La struttura parenchimale è omogenea con normale visibilità dei vasi parenchimali alla valutazione ecocolorDoppler.
 Nel gozzo, invece, sono visibili plurime formazioni nodulari (ipo, iso o iperecogene); i noduli iperecogeni sono solitamente meno frequenti (25%). I criteri ecografici di benignità dei noduli sono:
 -iso-iperecogenicità dei noduli; 
-margini regolari delimitati da un alone perferico ipoecogeno che il doppler dimostra corrispondere alla rete vascolare periferica al nodulo;
 -calcificazioni capsulari sottili a “guscio d’uovo” o intranodulari grossolane “a zolla”.
 Alcuni studi hanno dimostrato che la presenza di piccole microcalcificazioni all’interno nei noduli aumenta del 29% la probabilità che si tratti di una patologia maligna; tuttavia sono stati descritti anche noduli di grosse dimensioni con microcalcificazioni con caratteristiche di benignità.
D) Scintigrafia: consente una valutazione morfo-funzionale della tiroide.
 Si utilizzano dei radioisotopi che vengono captati dalla tiroide (iodio 123, o Tecnezio99-pertecnato); tuttavia solo lo iodio viene organificato dalla tiroide pertanto fornisce maggiori informazione sulla funzionalità tiroidea rispetto al tecnezio che, invece, fornisce prevalentemente informazioni morfologiche.
La scintigrafia permette di distinguere aree fredde (ipofunzionanti) che possono nascondere un tumore e che pertanto richiedono una successiva valutazione con agoaspirato (FNAB), ed aree calde (iperfunzionanti), solitamente benigne. Solo una piccola percentuale di noduli caldi, infatti, nasconde un carcinoma (e si tratta spesso di tumori poco aggressivi che originano, in realtà, dalla regione adiacente al nodulo caldo).
 Va tenuto in mente, tuttavia, che esiste la possibilità che un nodulo caldo alla scintigrafia con tecnezio possa apparire freddo alla scintigrafia con lo iodio.
 I principali limiti della scintigrafia sono:
a) è una metodica bidimensionale e pertanto non è completa nella valutazione morfologica dello struma multinodulare;
b) ha un valore limitato nella scelta dei candidati alla chirurgia c) non individua i noduli di piccole dimensioni.
 Rimane, tuttavia, una metodica utile per la valutazione nel tempo del gozzo multinodulare.
E) Agoaspirato (FNAB): è una semplice procedura effettuata con ago sottile per prelevare del tessuto da sottoporre ad esame citologico.
 L’esperienza dell’operatore consente di ottenere un prelievo adeguato in una alta percentuale di casi. 
L’agoaspirato è solitamente effettuato sotto guida ecografica ed è l’unico esame dirimente nel distingure la natura maligna di una lesione nodulare: il risultato dell’esame citologico, infatti, potrà essere: non diagnostico, benigno, sospetto o maligno.
 Il più importante limite dell’agoaspirato è l’inefficacia nella distinzione fra un carcinoma follicolare ed un adenoma follicolare (proliferazione follicolare o TIR3). In questi casi può essere d’aiuto la genetica molecolare ed in particolare Afirma.

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DEMENZA

 

Demenza è un termine generico per indicare oltre 50 tipi diversi di malattie, caratterizzate dalla perdita e della degenerazione delle cellule che costituiscono il nostro cervello: i neuroni.

Nelle demenze possono essere compromesse una o più specifiche funzioni del nostro cervello, come ad esempio la capacità di formulare idee (capacità ideativa), ma anche dell’orientamento o del linguaggio.

Infatti il nostro cervello che è dotato di capacità incredibili, ha molteplici funzioni, ma si tende a ritenere la perdita di memoria come il “segno” principale della demenza.

L’Alzheimer è la più conosciuta e con il 50% dei casi la forma di demenza più frequente. Questa malattia porta il nome del suo scopritore, Alois Alzheimer, che ne descrisse per la prima volta, la progressiva degenerazione delle cellule nervose nel cervello , specie nelle aree correlate alla memoria.

Le demenze sono delle malattie la cui causa non è sempre chiara, ed in alcuni casi è legata al deposito di alcune sostanze tossiche per il cervello nel tempo degli anni. Tuttavia questi processi sono presenti anche nel normale di invecchiamento. Infatti la degenerazione dei nostri neuroni è fisiologica e poiché sono cellule perenni, non siamo in grado di sostituirle. Ciò che differenzia un paziente con demenza, da uno semplicemente anziano, è la rapidità del processo, la sua entità, oltre ad avvenire “prima di quanto ci si aspetterebbe”.

Come è facile comprendere esiste un astretta correlazione tra demenza ed età. Prima dei 60 anni il rischio di demenza è estremamente basso, mentre dai 60 anni in poi raddoppia grosso modo ogni 5 anni. Dai 70 ai 79 anni le persone colpite da una forma di demenza sono circa il 5%, dagli 80 agli 89 anni sono circa il 16% e dai 90 anni in poi la malattia colpisce una persona su tre.

Tuttavia i disturbi delle demenze, possono esordire in forme molto lieve anche in soggetti giovani; in tal caso i sintomi sono molto sfumati e difficili da interpretare, ma con moderne tecniche di diagnostica per immagini oggi è possibile selezionare pazienti giovani che hanno possibilità di sviluppare la malattia franca.

Questo sforzo per una diagnosi precoce nasce dalla possibilità di nuovi farmaci che, pur non potendo guarire, sono in grado di rallentarne l’evoluzione, significativamente.

Infatti la malattia procede progressivamente con il coinvolgimento di diverse funzioni cerebrali. La medicina distingue tre fasi: un’iniziale demenza leggera si manifesta con la dimenticanza di eventi attuali o di nuove informazioni, oscillazioni dell’umore, riduzione delle facoltà di orientamento temporale e spaziale o difficoltà nella gestione della vita di tutti i giorni. In questa fase, le persone colpite necessitano solo di un aiuto puntuale. In una demenza di media gravità si presentano anche altri sintomi come paura, inquietudine, aggressività, eccessiva reattività, idee paranoiche o deliri, fughe da casa. Nell’ultima fase della malattia, la demenza grave, si hanno massiccia perdita delle facoltà intellettuali, perdita del linguaggio e una limitazione della mobilità. Le persone colpite hanno bisogno di assistenza. La perdita di alcune funzioni vitali del corpo porta infine alla morte.

Leggendo questi spunti molti tendono a preoccuparsi,poiché tutti noi siamo un po’ smemorati. Ma dov’è il limite della cosiddetta normale smemoratezza? Come si denota la demenza? Si può sospettare l’insorgere di una forma di demenza, solo quando più segni cominciano a manifestarsi ripetutamente e in maniera più acuta. È importante però che si tratti di veri e propri cambiamenti rispetto a ciò che accadeva in precedenza. Ecco alcuni tra i più tipici sintomi che possono suggerire l’inizio di una forma di malattia di demenza come per esempio l’Alzheimer.

 

  • Smemoratezza che compromette la vita di tutti i giorni

·        Difficoltà nello svolgere azioni e faccende quotidiane

·        Difficoltà nel pianificare le cose e nel risolvere i problemi

·        Problemi con la lingua

·        Difficoltà di orientamento

·        Cambiamenti della personalità e comportamento non consono

·        Mancanza di stimoli e ritiro dalla vita sociale

 

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PERCHE’ SMETTERE DI FUMARE

 

La forza di volontà  è il primo passo che vi porterà a smettere di fumare!

Gettare via le sigarette darà sicuri benefici alla vostra salute, soprattutto ai vostri polmoni, ma non solo,   potrà evitare l’insorgere di  patologie, alcune delle quali anche gravi.

Secondo l’OMS il fumo provoca circa 6,5 milioni di morti ogni anno, un dato davvero alto se si considerano le altre cause di morte.

Le sostanze contenute nelle sigarette, rappresentano ogni giorno una minaccia seria per il nostro organismo, elenchiamole:

  • LA NICOTINA  alcaloide aereo, catalogato come droga,  che stimola sostanze eccitanti del nostro cervello, che portano alla successiva esigenza di fumare di nuovo e quindi alla dipendenza alla sigaretta. Inoltre aumenta la pressione sanguigna e il battito cardiaco essendo un vasocostrittore.
  • IL CATRAME è una sostanza cancerogena  generata dalla combustione della sigaretta, che oltre a provocare l’insorgenza di tumori del polmone e del cavo orale, porta all’ingiallimento dei denti, alterazione dei sapori e irritazione delle vie respiratorie.
  • MONOSSIDO DI CARBONIO viene inalato nell’aspirare il fumo della sigaretta, si lega all’emoglobina del nostro corpo riducendo l’apporto di ossigeno, il che comporta un minor nutrimento dei nostri tessuti.
  • ADDITIVI vengono aggiunti una miriade di additivi alle sigarette, spezie, sostanze umidificanti, conservanti ecc.

 

Tutto questo provoca dei seri danni al nostro corpo…andiamo ad analizzarne solo alcuni:

  • TUMORE il fumo come ben noto, è una della cause del tumore al polmone ma non solo, provoca anche neoplasie alla laringe, all’esofago, allo stomaco, al fegato, ai reni
  • MALATTIE CARDIOVASCOLARI provoca costrizioni dei vasi sanguigni, aumentando le probabilità di infarto e ictus essendo un eccitante e un vaso costrittore
  • GRAVIDANZA chi fuma durante il periodo di gravidanza sta consapevolmente aumentando le probabilità di aborto, un eventuale ritardo della crescita del nascituro, morte in culla. Il fumo passa attraverso la placenta e può provocare in alcuni casi dei gravi difetti congeniti al bambino in grembo.-
  • PELLE Il fumo accelera l’invecchiamento della pelle, rendendola giallognola e generando delle vere e proprie rughe di espressione, soprattutto nella zona degli occhi e della bocca.
  • FERTILITA’ Il fumo danneggia anche l’apparato riproduttivo sia maschile, con la drastica diminuzione degli spermatozooi, che quello femminile invecchiando precocemente utero e ovaie.

Insomma questi sono solo una piccola parte dei danni provocati dal fumo, smettere si può ma bisogna volerlo davvero, solo così potrai sconfiggere la tua dipendenza.

 

 

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ENDOMETRIOSI

 

L’endometriosi è una patologia femminile, spesso accompagnata da dolore in quanto il tessuto endometriale, presente normalmente nell’utero, cresce al di fuori dello stesso.

Questo tessuto esterno all’utero cresce regolarmente addensandosi,coinvolgendo per lo più delle volte ovaie, intestino tube ecc e questo può provocare dolore a volte anche intenso, soprattutto durante il ciclo mestruale.

Uno dei sintomi dell’influenza endometriosi infatti è sicuramente un dolore mestruale eccessivamente doloroso, che coinvolge schiena e che comporta solitamente un flusso decisamente abbondante e più lungo del normale.

Il dolore può irradiarsi alla schiena fino all’intestino, tale da rendere dolenti che le regolari funzioni intestinali e di minzione.

Un altro sintomo potrebbe essere un rapporto sessuale doloroso, ma anche la difficoltà a rimanere incinta.

Infatti una delle conseguenze di una tardiva diagnosi della patologia è l’infertilità, in quanto il tessuto endometriale, spesso potrebbe ostruire una tuba e quindi rendere difficile se non impossibili la fecondazione dell’ovulo.

Non è però una regola, in quanto molte donne, soprattutto in giovane età affette da endometriosi, hanno regolarmente concepito e portato a termine le gravidanze.

La prevenzione e il non sottovalutare qualsiasi sintomo tipico dell’amore patologia, risulta essere la strada giusta per l’ eventuale diagnosi e terapia del problema.

Uno dei test da effettuare è un esame pelvico con palpazione della zona, in quanto a volte il tessuto endometriale, può essere rilevato anche manualmente con riscontro di escrescenze visibili anche ad occhio nudo.

Per approfondire ovviamente è consigliata un’ecografia pelvica o transvaginale.

Nei casi più  complessi e da approfondire, il medico potrebbe optare per esami chirurgiciquali la laparoscopia o la laparotomia, con relativo prelievo del tessuto da analizzare.

Una volta diagnosticato, il medico può decidere di tenere sotto controllo la crescita del tessuto ogni 6 semi circa, o in casi più invalidanti può decidere di prescrivere una cura farmacologica fatta di antidolorifici e ormoni.

 

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GENETICA PREDITTIVA

 

In questi ultimi anni con il rapido sviluppo degli studi sul Genoma abbiamo assistito a grandi progressi scientifici nel campo della genetica e della medicina predittiva e personalizzata.

Dallo studio del DNA oggi è possibile ottenere moltissime informazioni sulla nostra salute ed avere indicazioni su eventuali predisposizioni genetiche che influenzano, ad esempio, il modo in cui vengono metabolizzate e utilizzate le sostanze che ingeriamo oppure la suscettibilità dell’organismo e della pelle nei confronti dei fattori esterni, la predisposizioni a malattie ereditarie.

Ma per comprendere cosa è un test genetico predittivo e quando richiederlo è importante capire cosa sono il DNA, i geni ed i cromosomi.

Ogni corpo umano ha diverse migliaia di miliardi di cellule che sono la struttura del corpo. Esse convertono le sostanze nutritive dei prodotti alimentari in energia e svolgono diverse funzioni specializzate. Le cellule dello stesso tipo si uniscono e formano i tessuti che, a loro volta, unendosi formano gli organi.

La maggior parte delle cellule hanno un nucleo nel quale sono memorizzate tutte le informazioni necessarie per lo sviluppo e il corretto funzionamento dell’organismo. Tali informazione sono “scritte” su un supporto biologico chiamato DNA (acido desossiribonucleico). Il DNA fornisce la descrizione completa di un organismo .

I geni  sono pezzi di DNA coinvolti in una o più funzioni. L’insieme di tutti i geni forma il genoma. Se un gene è danneggiato o carente non può più svolgere correttamente la propria funzione.

I cromosomi sono una struttura Intracellulare a forma di bastoncello, composti principalmente da DNA.

I Geni sono le Unità, contenute in ciascun cromosoma, che controllano i Diversi caratteri ereditari.

Ogni individuo ha 46 cromosomi ereditati dai genitori, 23 dalla madre e 23 dal padre, i 46 cromosomi sono suddivisi in 23 coppie L’Ultima coppia di Cromosomi, la 23, sono i Cromosomi Sessuali che determinano il sesso dell’Individuo. La coppia XX determina la femmina, mentre la coppia XY determina il maschio.

 

Cosa ricerca un test genetico?

Un test genetico analizza parte del suo DNA e aiuta a determinare se si è verificato un cambiamento in un particolare gene o cromosoma. Il cambiamento, spesso indicato come mutazione, può interessare tutte le cellule dell’organismo e può essere trasmesso alle future generazioni.

 

Conoscere le variazioni genetiche ed il loro effetto sul metabolismo può quindi essere importante per individuare le predisposizioni individuali.

Il test predittivo non è diagnostico – ovvero non è in grado di stabilire se una persona svilupperà con certezza una patologia – ma fornisce indicazioni sui “punti deboli” dell’organismo, consentendo di adottare misure preventive personalizzate efficaci e di aumentare la probabilità di mantenersi in buona salute.

 

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Intolleranza genetica al lattosio

 

Le intolleranze alimentari sono patologie del tubo digerente che possono creare una serie di disturbi, solitamente gastrointestinali, causati da reazioni non IgE mediate ovvero reazioni non allergiche.
Tra le intolleranze alimentari quella più conosciuta e diffusa è l’intolleranza al lattosio, il principale zucchero presente nel latte e nei sui derivati
L’intolleranza al lattosio è dovuta ad un cattivo assorbimento del lattosio causato da una bassa concentrazione o dall’assenza dell’enzima lattasi necessario per la metabolizzazione dell’alimento; l’enzima ha il compito di scindere il lattosio in glucosio e galattosio che possono essere assorbiti nel nostro intestino.
L’ intolleranza al lattosio può causare sintomi quali gonfiore, tensione addominale, dolore, diarrea, senso di pesantezza.
Il test non indica una condizione patologica, ma permette di definire la predisposizione genetica all’intolleranza al lattosio e consente di correggere il proprio comportamento alimentare.

Il test è molto semplice, sicuro e non invasivo: si esegue un prelievo di DNA passando un bastoncino di ovatta nella bocca
Il risultato dell’analisi genetica è completato da suggerimenti e raccomandazioni per correggere la propria alimentazione e lo stile di vita.

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Test di predisposizione alla malattia celiaca

 

 

La Malattia Celiaca (o Celiachia) è un’infiammazione cronica dell’intestino tenue, scatenata dall’ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti. Oggi il glutine è uno dei più diffusi ed abbondanti componenti della dieta ed è presente nei cereali quali avena, frumento, farro, grano khorasan (di solito commercializzato come Kamut®), orzo, segale, spelta e triticale.

Il Test proposto non è diagnostico ma dà informazioni sulla predisposizione genetica alla malattia celiaca.
E’ consigliato a chi presenta sintomi quali gonfiore e dolore addominale, dissenteria o vomito frequenti, costipazione, dimagrimento ma non ha patologie diagnosticate ed a chi vuole indagare sulla predisposizione genetica a sviluppare la malattia.
Il test è molto semplice, sicuro e non invasivo: si esegue un prelievo di DNA passando un bastoncino di ovatta nella bocca
In caso di negatività del test si può essere certi dell’assenza di predisposizione alla celiachia mentre nel caso di positività è consigliato procedere ad ulteriori analisi di approfondimento e di conferma eseguiti su sangue.

Il test genetico di predisposizione alla celiachia è contemplato dalle linee guida del Ministero della Salute in rapporto al suo elevato potere predittivo negativo e il referto è redatto secondo le indicazioni dell’Associazione Italiana Celiachia.

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INTOLLERANZA ALIMENTARE

 

L’intolleranza alimentare è una reazione indesiderata del nostro organismo scatenata dall’ingestione di uno o più alimenti o di sostanze in esso contenute.

La reazione è strettamente dipendente dalla quantità dell’alimento non tollerato ingerito ma a differenza delle allergie alimentari, non è mediata da meccanismi immunologici ed i sintomi possono comparire anche a distanza di ore, in casi rari anche dopo alcuni giorni, il che rende più difficile riconoscerla e metterla in relazione con il cibo.

I sintomi più comuni delle intolleranze verso gli alimenti, spesso sovrapponibili a quelli delle allergie, sono rappresentati da : Cefalea, Eruzioni Cutanee, Ritenzione idrica, disturbi dell’apparato digerente quali difficoltà digestive, gas intestinale, dolori, stipsi e diarrea.

L’esperienza degli ultimi anni ha evidenziato che si può diagnosticare l’intolleranza verso alimenti con un semplice test del sangue.

Il TEST si può eseguire su 40 alimenti o su 109 alimenti tutti appartenenti alla dieta mediterranea.

Il test rappresenta non solo un importante  aiuto  nella diagnosi clinica, ma anche un utile strumento di monitoraggio della terapia in corso o dei possibili effetti di un graduale reinserimento dell’alimento intollerato nella dieta del paziente.

 

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ALLERGIA

 

L’allergia è una reazione esagerata dell’organismo che si sviluppa per inalazione di sostanze presenti nell’ambiente o per l’ingestione di alimenti o di sostanze in esso contenute.

I maggiori allergeni che creano allergia sono:

  • Inalanti come i Pollini
  • Alimenti e sostanze in essi contenute
  • Farmaci quali Antibiotici
  • Veleno da Imenotteri trasmesso con punture di insetti

 

La reazione, che si manifesta solo in individui predisposti, è di tipo immunitario con la formazione di anticorpi specifici chiamati IgE (Immunoglobine E) che hanno il compito di difendere l’organismo da tuttociò che l’organismo stesso riconosce come estraneo.

I sintomi variano sia in rapidità che intensità e possono essere o localizzati in aree ben precise quali il naso, via aeree, occhi, pelle, apparato gastrointestinale provocando asma, rinite, congiuntivite, orticaria, dolori addominali o, nei casi gravi, sistemici che coinvolgono tutto l’organismo, in tal caso si parla di shock anafilattico con agitazione, palpitazione, difficoltà respiratorie, ipotensione.

 

La diagnosi di allergia si effettua mediante un test su sangue.

Su indicazione dell’Allergologo è possibile richiedere il test per pacchetti ALLERGENI ALIMENTARI e INALANTI, esiste anche un vasto ed aggiornato elenco di allergeni da dosare singolarmente.

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